Mario Perrotta

Dei figli

Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Sipario Toscana Onlus, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale, Permàr

Dei figli

terzo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli

uno spettacolo di Mario Perrotta

consulenza alla drammaturgia Massimo Recalcati

con Luigi Bignone, Dalila Cozzolino, Matteo Ippolito, Mario Perrotta

e con – in video/audio – Francesco Cordella, Alessandro Mor
Marica Nicolai, Marta Pizzigallo, Paola Roscioli, Maria Grazia Solano

e con l’amichevole partecipazione di Saverio La Ruina

aiuto regia Marica Nicolai
costumi Sabrina Beretta
luci e scene Mario Perrotta
video Diane
mashup Vanni Crociani, Mario Perrotta
realizzazione scene Fabrizio Magara
foto Luigi Burroni

produzione Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Sipario Toscana Onlus
La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale, Permàr

in collaborazione con Comune di Grosseto, Teatro Cristallo
Olinda, La Baracca – Medicinateatro, Duel

 

La trilogia: In nome del padre, della madre, dei figli >

 

Dei Figli conclude la trilogia In nome del padre, della madre, dei figli, provando a ragionare su quella strana generazione allargata di “giovani” tra i 18 e i 45 anni che non ha intenzione di dimettersi dal ruolo di figlio. Non tutti, per fortuna, e non in ogni parte del mondo. Ma in Italia sì, e sono tanti…

 

Una casa che è limbo, che è purgatorio, per chiunque vi passi ad abitare. Vite in transito che sostano il tempo necessario – un giorno o anche una vita – pagano un affitto irrisorio e in nero e questo li lascia liberi di scegliere quanto stare, quando andare.

Solo uno sosta lì da sempre: Gaetano, il titolare dell’affitto.
Al momento, le vite in casa sono quattro. Vediamo tutti gli ambienti come se i muri fossero trasparenti. La casa è fluida, come le vite che vi abitano. Le uniche certezze sono quattro monitor di design, bianchi, come enormi smartphone. Su ognuno di essi stanziano, incombenti, le famiglie di origine degli abitanti: genitori, sorelle, cugini…
13 personaggi per un intreccio amaramente comico, un avvitamento senza fine di esistenze a rischio, imbrigliate come sono nel riflettere su se stesse.

Mario Perrotta

 

Una delle grandi mutazioni antropologiche del nostro tempo riguarda la cronicizzazione dell’adolescenza. Se prima la giovinezza era legata alla pubertà e si concludeva con la fine dell’adolescenza, oggi l’adolescenza non è più il riflesso psicologico della “tempesta” psicosessuale della pubertà bensì una condizione di vita perpetua che tende a cronicizzarsi. Quando questo accade in primo piano è la difficoltà del figlio di accettare la separazione dai genitori per riconoscersi e viversi come adulto. L’adolescenza perpetua impedisce infatti al figlio di divenire uomo assumendo le conseguenze dei propri atti anziché colpevolizzare il mondo degli adulti identificandosi nel ruolo della vittima tanto innocente quanto inconsolabile.
Il nuovo spettacolo di Mario Perrotta indaga queste e altre sfumature dell’esser figlio sine die, senza però dimenticare la forza, lo splendore e l’audacia straordinaria della giovinezza.

Massimo Recalcati