uno spettacolo di Mario Perrotta
produzione Teatro Stabile di Bolzano, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
prima nazionale
Piccolo Teatro di Milano
7 – 12 gennaio 2020
con Mario Perrotta e Paola Roscioli
e con Marica Nicolai
aiuto regia Yasmin Karam
scene Mario Perrotta, Sabrina Beretta
costumi Sabrina Beretta
video artist Hermes Mangialardo
effetti speciali Laura Soprani, IMA Sfx Studios
foto Luigi Burroni
realizzazione scene Fabrizio Magara, Maria Isabel Anaya
sarta Maria Isabel Anaya
organizzazione Permar
in collaborazione con DUEL
grazie a Anna Gamberini, Diletta Guidi per l’interpretazione dei video
La Corte Ospitale, La Baracca, Piscina Comunale di Medicina
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La trilogia: In nome del padre, della madre, dei figli >
Note di drammaturgia
NONNA
Madre che possiede.
Madre che è madre perché mette al mondo. E questo basta.
Madre che sa – non potrebbe non sapere – cosa è giusto e cosa non lo è per i suoi figli.
Madre che dovrebbe smettere di essere madre perché è tempo di fare la nonna. Ma mia figlia, no, mia figlia non la lascio andare via. Nonna che si ostina a fare la madre. Eternamente.
MADRE
Figlia che adesso è madre.
Figlia che vorrebbe andare via ma non sa come. Non vuole sapere.
Figlia che mamma non dirmi sempre cosa devo fare con mia figlia. È mia! Questa figlia è mia, non tua. Io so cosa devo fare.
Io sono la madre. E se non so, madre che gruppi di madri su WhatsApp.
Madre che ho letto su internet che si muore, di vaccini si muore. Madre che ragazze ma voi lo usate il latte vaccino?
BIMBA
Bimba che è figlia, figlia e basta.
Bimba che fai la cacca a mamma. Bimba che fai la cacca a nonna.
Bimba che adesso dormi, perché non dormi? A mamma. A nonna.
E non mangi, questo non lo mangi. Neanche quest’altro. Perché non mangi? Perché non mi mangi?
Bimba che qui, devi restare qui. Non c’è altro posto. In questo abbraccio.
Figlia che, anche se madre, devi restare qui. In questo abbraccio. E non soffocare.
Se non sai fare, stai qui a guardare. Fammi fare, la madre. Ancora. Fammi fare.
E tu guardami fare, guarda il tuo faro, impara a fare. Come la mamma, a fare.
Dopo aver indagato la figura evanescente dei padri contemporanei, il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli sposta la lente di ingrandimento sulla figura della madre.
Una figura che, per buona parte degli italiani, ha mantenuto costante nel tempo una sorta di sacralità e onniscienza che la rende ingiudicabile, al di sopra del bene e del male, nonostante le lotte di emancipazione degli ultimi decenni per affrancare la società dal modello patriarcale.
Una visione patologica – tutta nostrana – che impedisce a una donna di dichiarare, e sanamente, la propria fragilità di fronte al compito materno, costringendola a dover esser madre “per sempre”.
Mario Perrotta





