Qualcuno nessuno centomila

Qualcuno nessuno centomilaPirandello in loop

Be Beez

Autore, regista e performer, Mario Perrotta ha l’indubbio merito di non essere mai uguale a se stesso e di porsi alla ricerca di nuove fonti d’ispirazione. Dopo la Trilogia In nome del padre, della madre, dei figli Nel blu, dedicato a Domenico Modugno, lo ritroviamo in Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop in cui ricorre al drammaturgo agrigentino per ragionare sul tema dell’identità, spesso presente in questa edizione di Primavera dei Teatri.

Lo fa costruendo un’accattivante pièce a più piani, intrecciando brani dell’Enrico IV a una seduta psicanalitica. L’incipit vede due attrici (Paola Roscioli e Dalila Cozzolino, anche collaboratrice alla drammaturgia) calarsi nelle battute del dramma pirandelliano in cui il protagonista, dopo una caduta da cavallo durante una rievocazione storica, ha perso il senno e si è convinto di essere l’imperatore tedesco, assecondato dai familiari. Rinsavito, ha deciso, per fuggire dall’ipocrisia della società che lo circonda, di continuare a fingersi pazzo e vivere da sovrano come mille anni fa. L’uomo dialoga con i suoi presunti cortigiani (mettendoli a parte della finzione) sul labile confine tra pazzia e verità, quest’ultima spesso costruita solo su un’affermazione ripetuta più e più volte, diventando opinione corrente.

L’azione si sposta poi nel serrato dialogo tra una terapeuta e la sua paziente, quest’ultima dipendente dai social e vittima consenziente, appunto, delle opinioni correnti, non riuscendo a star dentro al suo mondo e al suo tempo. Da 15 anni la donna posta i suoi profili, cibandosi di “like”, pollici e cuoricini, ormai soggetta al giudizio degli altri. L’esito positivo o negativo della sua giornata è subordinato a questi riscontri ma a un certo punto la parte di sé più razionale la spinge a ribellarsi e postare solo immagini di balene. La fa stare bene il fatto che nell’online ci si può permettere di essere volubili e che alla sera tutto viene dimenticato o rimosso. Al suo racconto s’intrecciano gli “a parte” dell’analista che pensa a cosa cucinare per cena piuttosto che alla palestra. C’è però un episodio che innesca uno scontro tra le due: la paziente scopre che la terapeuta visiona (e anche commenta?) i suoi profili e la spinge a confessare di attaccarsi alle vite degli altri per distrarsi ed esorcizzare il senso di morte, la paura di non saper far bene la propria parte e la precarietà della vita, a rischio di finire all’improvviso per un incidente o una malattia (e qui fa capolino L’uomo dal fiore in bocca di Pirandello). A questi due piani Perrotta ne aggiunge un terzo, uno spicchio di teatro nel teatro, quando le due attrici si confrontano sull’esser riuscite o meno a sviscerare i temi che si erano proposte nell’affrontare questo lavoro.

Un testo dunque denso e intelligente, dal ritmo serrato, guidato con mano ferma dal regista e dall’ottima prova di Paola Roscioli e Dalila Cozzolino. Lo spettacolo si può vedere il 29 giugno a Legnaro (PD) nell’ambito di Scene di Paglia Festival; il 1° agosto a Pedrengo (BG) al Festival Terre del Vescovado e il 3 settembre a Maglie (LE).

Artribune

“Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop” di Roscioli-Cozzolino

Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop è una pièce a due voci, quelle di Paola Roscioli e Dalila Cozzolino, che riflettono sui temi dell’identità nell’era digitale mettendo insieme pezzi di sé smarriti nella rete al centro di una seduta psicoanalitica che affonda per i giudizi degli altri.

Tocchiamo il flusso di coscienza grazie alla pregevole interpretazione delle due attrici che cuciono perfettamente su di sé i personaggi di Pirandello, rigenerandoli con maturità e delicatezza al femminile, lacerati tra teatro e vita, palco e realtà, dove solo la follia e la poesia possono sanare le fratture delle nostre liquide esistenze.

Huffington Post

Riassumere i miei tre giorni a Primavera dei Teatri, il festival dei nuovi linguaggi della scena contemporanea giunto alla sua ventiseiesima edizione e andato in scena a Castrovillari dal 26 al 31 maggio 2026, non è semplice. Ma se dovessi scegliere una parola − o meglio, un verbo − per raccontarli, probabilmente sarebbe porgere. […] Primavera dei Teatri sembra fare proprio questo, scegliendo di interrogarsi sul ruolo della cultura in un tempo segnato da guerre, polarizzazioni e crisi (personale e collettiva).

In questa prospettiva si inserisce Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop di Mario Perrotta che, con protagoniste le bravissime Paola Roscioli e Dalila Cozzolino, è uno dei lavori più stimolanti visti durante il festival.

Attraverso una continua reiterazione di situazioni e punti di vista, Perrotta riporta al centro una domanda che sembra diventare ogni giorno più attuale: quanto di ciò che crediamo di essere dipende in realtà dallo sguardo degli altri? Lo spettacolo trasforma il gioco pirandelliano dell’identità in una riflessione sulle conferme e le smentite che riceviamo continuamente dal mondo esterno, sulla fragilità delle immagini che costruiamo di noi stessi e sulla loro inevitabile dipendenza dal giudizio altrui.

Globalist

A Castrovillari Paola Roscioli e Dalila Cozzolino con Pirandello: una partita agguerrita sull’identità, lo sguardo degli altri e la paura di stare nel mondo

“Buffoni! Buffoni! Buffoni!”. L’Enrico IV entra così, con una delle pagine più feroci di Pirandello. Con un “monologo a due” che si interrompe quasi subito; tornerà soltanto alla fine. In mezzo c’è Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop, scritto e diretto da Mario Perrotta, presentato a Primavera dei Teatri.


Paola Roscioli e Dalila Cozzolino, entrambe già finaliste ai Premi Ubu, costruiscono una partita agguerrita su due lati del tavolo. Una recitazione sostenuta, la loro, dai ritmi a tratti incalzanti, quasi senza respiro, che sa scivolare in momenti di ascolto reciproco. Sono sincronizzate, complici, sempre pronte a scambiarsi il centro della scena: una diventa lo specchio deformato dell’altra, il riflesso che corregge, accusa, smaschera. Gatto e topo si scambiano continuamente di posto e lo spettatore non riesce mai a stabilire con certezza chi insegua chi, chi stia conducendo il gioco e chi ne sia già prigioniera.


Un testo che ha in sé una rottura strutturale. Un copione che si spezza: le due attrici litigano, il meta-teatro entra senza preavviso, le ragioni stesse dello spettacolo vengono rimesse in discussione in scena. È il dispositivo più rischioso, e anche il più onesto, ed è dove emerge il vero soggetto del lavoro: non il parallelo social-Pirandello, che pure percorre tutta la drammaturgia, ma una donna che usa Pirandello per parlare della propria incapacità di stare nel mondo. “La mia vita è in pausa, quella vera, perché ne ho paura”.


Perrotta evita il santino e la conferenza mascherata da teatro. Le figure — Enrico IV, l’uomo dal fiore in bocca, Ciampa, il signor Moscarda — non vengono evocate con reverenza, ma convocate, interrogate, disturbate: portate a verificare se abbiano ancora qualcosa da dire, se le loro fratture siano ancora le nostre. Qualcuno, nessuno, centomila non racconta i social come la versione 2.0 dell’identità plurale, intuizione corretta ma ormai acquisita: racconta come l’ansia dello sguardo altrui, il terrore di essere definiti da una parola sola (pazzo, storto, tucano), non si è attenuata con la rete. Si è moltiplicata in un modo che Pirandello non avrebbe potuto immaginare, ma che avrebbe riconosciuto immediatamente.

Un posto in prima fila

Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop: identità e frammentazione

Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop è uno degli spettacoli in scena a Primavera dei Teatri, la rassegna di teatro, danza e musica giunta alla sua XXVIesima edizione a Castrovillari.

La drammaturgia è di Mario Perrotta e Dalila Cozzolino, la regia di Mario Perrotta.
Un interesse, quello di Perrotta per Pirandello, che nasce da una passione antica e viscerale che affonda le radici nella formazione filosofica dell’autore e regista e che negli anni si è trasformato in un dialogo vivo e costante.

Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop, è un’indagine teatrale intensa e attuale sul tema dell’identità.

In un continuo e agile scivolamento da un piano all’altro della narrazione, tra finzione e realtà, teatro e vita, personaggi e persone, Perrotta indaga la molteplicità delle maschere che ciascuno indossa per sopravvivere alla vita o per illudersi di sopraffarla.

Questa molteplicità di volti e maschere e di modi di essere o presentarsi agli altri, trova oggi pieno riscontro nel mondo digitale e dei social in cui è possibile essere ciò che si vuole, mostrando solo quello che vogliamo che gli altri vedano e sappiano di noi, anche se non corrisponde alla realtà.

Così, con la fluidità con cui lo sguardo passa da un volto all’altro nella folla, figure come Enrico IV, L’uomo dal fiore in bocca, Ciampa de Il berretto a sonagli, il Signor Moscarda di Uno, nessuno, centomila vengono non solo evocati, ma inseriti in un flusso di pensiero continuo e lineare che li affianca in un unico discorso sulla molteplicità dell’essere umano.

I social oggi intensificano il meccanismo del travestimento generando un loop infinito di modi di essere on line, personalità falsate non sottoposte al controllo della verità.
Cosa resta delle inquietudini di questi personaggi? Cosa resta di umano alle maschere che indossiamo sui social?

Lo spettacolo è una continua oscillazione tra dentro e fuori, realtà e finzione, verità e rappresentazione.

Paola Roscioli e Dalila Cozzolino sono bravissime e intense nel giocare con i propri personaggi abitandoli dal di dentro in un sagace gioco che, come nella migliore tradizione, si impossessa del concetto di teatro nel teatro amplificandolo attraverso le dinamiche che si svolgono in scena.

L’identità dei personaggi è fragile, frastagliata e si riverbera in una molteplicità di immagini diverse che esistono su piani e con modalità differenti.

Non si è quello che si sente di essere, ma si diventa ogni volta qualcosa di diverso a seconda del modo in cui gli altri ci vedono e ci ridefiniscono.

In questo continuo loop è inevitabile perdere se stessi e ci si confonde in un gioco in cui due attrici diventano terapista e paziente essendo allo stesso tempo due manifestazioni di Enrico IV.

Il mondo dentro di noi non trova riscontro nel mondo fuori di noi e in questo scarto sta tutta l’instabilità dell’essere umano.

Le parole e gli sguardi degli altri ci ridefiniscono e la loro reiterazione produce opinioni correnti.

Sono queste a dire di noi più di quanto noi riusciamo a dire di noi stessi. L’unico modo per sfuggire ad esse, allora, è l’essere pazzi o il fingersi tali cercando dentro se stessi di rimanere legati a ciò che pare vero.

Qualcuno, nessuno, centomila. Pirandello in loop è un lavoro molto interessante che si giova dell’interpretazione intensa e appassionata di Paola Roscioli e Dalila Cozzolino e di una regia attenta e rispettosa che, per rispetto del pubblico e pur di non rischiare sbavature, sceglie la via della sottrazione in attesa della compiutezza definitiva, ma senza togliere senso allo spettacolo né gusto allo spettatore.

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