Mario Perrotta

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Perrotta – Modugno emoziona il Grillo La storia del celebre cantante ed interprete pugliese raccontata fino al conseguimento del successo sanremese con: “Volare” Cosa fare per emergere, per uscire da una condizione “isolata” di una qualsiasi periferia del Meridione d’Italia. Lo aveva capito bene il grande Domenico Modugno che, ai primi degli anni ’50 del […]

Perrotta – Modugno emoziona il Grillo

La storia del celebre cantante ed interprete pugliese raccontata fino al conseguimento del successo sanremese con: “Volare”


Cosa fare per emergere, per uscire da una condizione “isolata” di una qualsiasi periferia del Meridione d’Italia. Lo aveva capito bene il grande Domenico Modugno che, ai primi degli anni ’50 del secolo scorso, voleva a tutti i costi fare l’attore ben sapendo che sarebbe stato costretto a dover abbandonare la terra natia pur di raggiungere l’agognato sogno.


E quel sogno lo voleva realizzare a tal punto che ritornare “a lu paisa, mi pare di soffocare!” diceva. Mentre il padre o gli stessi paesani lo “dissuadevano” deridendolo – come spesso accade alle nostre latitudini – :“si, a ttia te t’aspettano a fare l’attore!”. Ma lui quel fuoco “de Sant’Antonio, quel Ballu de San Vito” non voleva spegnerlo, ma doveva “fuggire” da lu paisa e non ancora ventenne ci riuscì.
Ebbene, “Nel blu – avere tra le braccia tanta felicità” di e con Mario Perrotta al Teatro del Grillo di Soverato (Catanzaro) di cui è direttore artistico Claudio Rombolà s’è assistito al bel racconto, talvolta struggente ed appassionato, narrato a più voci – quelle che con grande maestria Perrotta è stato molto bravo a miscelare da solo in un ideale dialogo col padre, la compagna di una vita Franca Gandolfi e il paroliere Franco Migliacci – accompagnato dal terzetto dei fantastici musicisti che lo hanno affiancato: Vanni Crociani al pianoforte e fisarmonica, alla chitarra e mandolino Massimo Marches e al violoncello Giuseppe Franchellucci.


L’ingresso in scena si apre con “Amara terra mia” che è un po’ il compendio della storia dell’uomo e dell’artista che gli spettatori vedranno snodarsi come un filo volta per volta nel corso del racconto. E’ stato quasi come immergersi in quell’epoca – soprattutto con quel pianoforte un po’ vintage così come i costumi indossati da Perrotta e dai musicisti e il microfono in mano a Perrotta – e compartecipare al desiderio ardente di un giovane Mimmo che anelava al successo divenendo in crescendo il protagonista della storia musicale dell’Italia di quel periodo.


L’approdo dapprima a Torino dove avrebbe voluto iscriversi alla Fert (lo studio cinematografico) per iniziare a fare l’attore; la triste scoperta della sua chiusura nel ’46, l’arrivo a Bologna ed infine a Roma dove supera le selezioni per entrare nel Centro sperimentale di cinematografia assieme all’attrice Giulia Lazzarini e dove conobbe la moglie Franca, lo vedranno sempre più al centro dell’attenzione e la svolta giunge dopo con il sodalizio tra Modugno e il produttore discografico Migliacci con cui scrive nel 1958: “Nel blu dipinto di blu” e che poi verrà conosciuta di più come: “Volare”. Con quest’ultima, riesce ad innovare la canzone italiana spalancando le braccia come se fossero ali, abbattendo così il solito canovaccio di chi cantava prima che “paria ‘mposimato!” e dove proprio quell’anno, questo brano risulterà vincitore di Sanremo.


La rivoluzione venne consumata, Modugno fece così emergere “l’inesistente!”. Naturalmente, Perrotta ha anche durante il suo racconto cantato delle perle di Modugno quali: “Lu pisce spada” “Vecchio frac”, “Meraviglioso”! Alla fine, tanti e convinti applausi di un pubblico che ha ancora il tempo di ascoltare – fuori scena – “Piove” (Ciao ciao bambina) con la quale Modugno vinse pure il Sanremo del 1959 con l’accompagnamento anche di un pubblico oramai entusiasta.