Il titolo dello spettacolo portato al Teatro Titano da Mario Perrotta il 15 aprile è ingannevole: “Nel blu – Avere tra le braccia tanta felicità” è molto più di un monologo sulla vita di Domenico Modugno. È, in prima battuta (ossimoro voluto perché ci si arriva solamente quando scende il buio in sala, circa l’ora e 40 minuti dopo l’ouverture), un viaggio che contempla anche una vocale (la “e”) e una consonante (la “s”) dopo la parola “blu” (“blues”, come malinconia) e, in seconda battuta, la conferma del talento straordinario del drammaturgo e attore salentino (qualche sospetto lo si era avuto quando ha messo in scena e interpretato “Un bès – Antonio Ligabue”).
In questo spettacolo però Perrotta non si limita a interpretare Modugno ma – forse per appartenenza regionale dove la Regione diventa inevitabilmente “matria” – piuttosto lo vive.
Grazie anche alla sapiente alternanza tra monologhi e canzoni, lo spettacolo risulta gradevolissimo (l’ora e 40 di atto unico non si avvertono): supportato da un testo denso e sfumato – non mancano, ai momenti più malinconici e dolorosi, alcuni passaggi più comici – e da un riconoscimento prestigioso quanto meritato (Premio Ubu 2025 – Migliore Progetto Sonoro; gli arrangiamenti ed ensemble musicale sono firmati da Vanni Crociani, Giuseppe Franchellucci, Massimo Marches e dallo stesso Mario Perrotta), “Nel blu” è un tuffo – è il caso di dirlo – nella vita del grande artista di Polignano a Mare, dai primi passi nel mondo del cinema alla “truffa” dialettale (gli chiedono di cantare in siciliano e lui, non conoscendoli, “spaccia” il salentino per il siciliano) ai dialoghi “intimi” con padre, la fuga dalla Puglia (un altro passaggio che accomuna Modugno e Perrotta; il primo per il servizio militare , il secondo per laurearsi) sino agli amori e a Sanremo.