Mario Perrotta Modugno, storia di un ragazzo partito dal Sud
“Nel blu”, grande successo a Milano per uno spettacolo travolgente
Non si era riusciti a vederlo a Fidenza, ma non si poteva rinunciare all’incontro con il nuovo spettacolo di Mario Perrotta, autore attore tra i più grandi, indimenticabili le sue creazioni, ogni volta diverse e pure segnate ugualmente dalla sua poetica coraggiosa, ancora presente lo struggimento di “Come una specie di vertigine” ispirato a Calvino: è stato dunque a Milano, al Teatro Franco Parenti, che ci si è lasciati travolgere, un’emozionante immersione di racconto e canto, da “Nel blu, avere tra le braccia tanta felicità” in perfetto accordo con i musicisti Vanni Crociani, Giuseppe Franchellucci e Massimo Marches, al termine applausi carichi d’entusiasmo. Per gli artisti in scena. Per Domenico Modugno. Perché “Nel blu” è la storia di Mimmo che, partito dal Sud, è deciso a dare concretezza al suo sogno: diventare attore! E l’avvio è con il saluto al suo mondo, “io vado via, amara terra mia, amara e bella”.
Perché Mario Perrotta è anche eccellente cantante. Microfono in mano anni cinquanta da postare a tratti sull’asta dalla base tonda, tipo Elvis, evocherà ricordi e persone, costruendo dialoghi, sempre di speciale tenerezza, anche se a tratti nel disaccordo, con il padre, tanti i timori per quel figlio di cui però essere presto orgoglioso. Ma c’è anche Franca (Gandolfi), la moglie, e Franco (Migliacci), l’amico e coautore di tanti successi. Un confronto continuo tra veloci contrasti, profonda stima, il piacere di volersi bene. Sullo sfondo l’Italia che muta. Bravissimo Perrotta in brevi esilaranti inserti imitando De Sica o, scendendo in platea, dando un assaggio della Sanremo “per bene”, con “Buon giorno tristezza”, “Vola colomba” e “Tutte le mamme”.
Era riuscito a iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia, primo insieme a Giulia Lazzarini – e con borsa di studio! Qualche piccola parte in alcuni film. Il problema del dialetto: faticoso difendere il salentino, quando veniva richiesto il siciliano. La radio. Sfiorata l’occasione di consegnare lo spartito di una sua canzone a Frank Sinatra. Commozione con “Lu pisci spada”, storia di un amore in mare, da un racconto di pescatori, un pesce spada che aveva preferito morire seguendo la sua femmina arpionata. “Scrivi in italiano!” insiste Migliacci. E Perrotta canta “Vecchio frak”.
E l’Italia cambia, il benessere sembra diffondersi, vanno evaporando molti pregiudizi. È tempo di affrontare Sanremo?! Ma nessuno vuole cantare “Nel blu dipinto di blu”.
Bene! Ci penserà lui! 1958. E vince! Un successo presto internazionale. Perrotta intona: “Penso che un sogno così non ritorni mai più . . . “, fermandosi dopo la prima sillaba di volare, quasi non osando, volendo rimarcare un vuoto, l’assenza. Quindi quell’applauso irrefrenabile, il pubblico in piedi.