Mario Perrotta

Leggendaria

Tre padri si interrogano. Uno straordinario monologo a tre voci di Mario Perrotta, sapiente affabulatore di figure smarrite Prima parte di una trilogia che racconterà le madri e poi i figli – nel 2020 è previsto Della madre – lo spettacolo di Mario Perrotta In nome del padre, scritto e pensato con la preziosa collaborazione […]

Tre padri si interrogano.

Uno straordinario monologo a tre voci di Mario Perrotta, sapiente affabulatore di figure smarrite

Prima parte di una trilogia che racconterà le madri e poi i figli – nel 2020 è previsto Della madre – lo spettacolo di Mario Perrotta In nome del padre, scritto e pensato con la preziosa collaborazione dello psicoanalista Massimo Recalcati, indaga tre figure di padri patologici. Un giornalista, un operaio con un passato di musicista rock e un ricco commerciante napoletano. Che abitano mondi diversi per censo e cultura ma convivono nello stesso condominio insieme a tre figli unici, interlocutori muti e refrattari a ogni dialogo.

Unico arredo di scena tre sagome in filo di ferro – a rappresentare un pensatore, un Galata morente e un discobolo – fanno da sfondo all’attore che evoca il disagio esistenziale di questi uomini chiamati a svolgere un mestiere sconosciuto, quello della paternità – che non ha più i riferimenti della tradizione o modelli a cui attingere ma va ripensato alla luce di cambiamenti epocali.

Famiglie problematiche, madri assenti, figure parentali scomparse.

Affabulatore sapiente, Perrotta li racconta con ritmo serrato e veloce, muta gli accenti, cambia abito, espressione e postura a comporre tre narrazioni diverse. Così ai tormenti di un padre colto e problematico a cui il figlio oppone il rifiuto a ogni socializzazione rivendicando il suo diritto al silenzio, si contrappone la fragilità di un padre inadeguato, musicista mancato, depresso e in cerca di conferme. Mentre la terza figura racconta un uomo senza qualità, accondiscendente e disponibile che corteggia la figlia e le sue amiche rifiutandosi di crescere.

E tuttavia questi padri si impegnano per cercare di rompere il muro di silenzio di questi adolescenti, consultano psicoanalisti, chiedono aiuto alle madri, cercano disperatamente un riconoscimento. Farsi delle domande, suggerisce Perrotta ai padri del nuovo millennio, interrogarsi e alla fine per ciascuno si aprirà uno spiraglio. Che per l’operaio sarà la passione di Alessandro per la musica, per il giornalista la capacità di accettare l’omosessualità di Virgilio e di parlarne

senza problemi, per il padre di Giada la consapevolezza di essere andato oltre.

Uno straordinario monologo a tre voci e un attore assolutamente speciale, già protagonista appassionato di tante odissee migratorie che con questo spettacolo conferma la vocazione e la capacità di raccontare sociale e privato insieme.