Mario Perrotta

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I figli di Mario Perrotta Terzo capitolo di una trilogia dedicata a indagare il difficoltoso concetto di famiglia, dopo In nome del padre e Della madre, Dei figli – approdato alla ventiduesima edizione di Primavera dei Teatri, l’ormai storica rassegna teatrale calabrese di Scena Verticale – è come dice il titolo stesso incentrato sui figli nel loro spesso conflittuale rapporto con […]

I figli di Mario Perrotta

Terzo capitolo di una trilogia dedicata a indagare il difficoltoso concetto di famiglia, dopo In nome del padre e Della madreDei figli – approdato alla ventiduesima edizione di Primavera dei Teatri, l’ormai storica rassegna teatrale calabrese di Scena Verticale  è come dice il titolo stesso incentrato sui figli nel loro spesso conflittuale rapporto con i genitori. In scena troviamo tre ragazzi di età differenti, due maschi e una donna, impersonati con vigore e convinzione da Luigi Bignone, Matteo Ippolito e Dalila Cozzolino. Lo stesso Perrotta, che in modo un po’ inedito si fa personaggio a tutti gli effetti, è un figlio, piuttosto cresciuto, che ospita i tre coinquilini nella propria casa ad affitto ridottissimo, a patto che il sabato ciascuno di loro condivida con lui le rispettive ‘storie’. Storie che gli servono, a sua volta, per svolgere la sua professione di ‘confessore online’ di donne frustrate, inibite o in preda a singolari perversioni sessuali. Gli altri ‘figli’ sono bloccati in un’immobilità che impedisce loro di evadere dall’universo claustrofobico in cui si sono rinchiusi (due dei tre, un lui e la lei sono anche legati da una relazione che, per colpa di lui, non riesce ad avere sbocchi diversi dallo status quo). L’atmosfera oppressiva in cui sono autoinchiodati ha molto a che vedere, naturalmente, con le famiglie d’origine: i due fanciulli dialogano in video (in perfetto sincrono, uno dei maggiori pregi dello spettacolo) con le loro coppie genitoriali, mentre invece la ragazza con la fragilissima sorella, surrogato di una madre assente e invisibile. Il parterre degli interventi video, strepitosi ed esilaranti, vede protagonisti attori come Arturo Cirillo, Alessandro Mor, Marta Pizzigallo, Paola Roscioli e Maria Grazia Solano. Il lavoro drammaturgico di Perrotta si sviluppa poi in molteplici rivoli, di cui è impossibile dare conto in poche righe. Basti dire che il suo personaggio appare dolente nella sua omosessualità meridionale, mai dichiarata al padre, che per bocca di Saverio La Ruina – in una telefonata registrata – muore senza sapere nulla della travagliata esistenza del figlio emigrato per necessità. Uno spettacolo che, partendo da stereotipi di sicura e reale consistenza nella società contemporanea, esplora con profondità crescente le dinamiche e le contraddizioni di più generazioni.