Gli eterni adolescenti in conflitto con i genitori
Chi non ha segreti? Li ha perfino Gaetano, il deus ex machina della commedia di Mario Perrotta, andata in scena a Pieve Santo Stefano, poi nella Primavera dei teatri di Castrovillari, e in novembre a Firenze. Il titolo della commedia è Dei figli, un testo in sé completo, ma parte di una trilogia i cui precedenti testi erano dedicati al Padre e alla Madre.
Poiché per questo singolo lavoro è dichiarata la «consulenza alla drammaturgia» di Massimo Recalcati, sorge l’ipotesi che il protagonista Gaetano ne adombri la funzione. Di fatto lo interpreta l’autore e regista Perrotta. Seduto o in piedi è un poco più in alto degli altri personaggi, come fosse loro superiore, nel senso di guida, non in quello di avere più potere di chi ascolta, della persona anonima, che non vede (di chi gli si rivolge da lontano). Naturalmente non è che un espediente registico, ed è sottolineato dalla luce: Gaetano è in luce, i suoi interlocutori sono prevalentemente in ombra. Chiare e quasi luminose sono anche altre presenze, quelle dei genitori: appaiono su tre schermi: i loro volti in primo piano, mai la figura – come a negare la presenza dei corpi, o delle persone intere.
Che fanno i genitori? Che dicono? Rompono le scatole: le loro indicazioni, le loro sollecitazioni, le loro spinte all’azione sono luoghi comuni, è quello che i genitori dicono ai figli che non realizzano sé stessi. Sembrano, questi genitori, non troppo dissimili da coloro che chiedono a Gaetano un consulto “da remoto”.
In fondo, annaspano in pari misura. Annaspano come sembrano andare alla deriva, ormai adulti, i tre figli dei quali apprendiamo la povertà spirituale, l’insipienza, lo sbandamento: nessuno sa che fare della propria vita. Aurora è un’avvocatessa di 35 anni con poco lavoro e che non vive con nessuno – come le viene rammentato. Ippolito è là, nel palazzo di fronte. Scrive sceneggiature. Come per la sorella, il suo maggior problema è di non trovare la persona giusta. Lui parla di empatia. In realtà questa orribile parola che inflaziona il nostro vocabolario significa: non trovo un produttore che si prenda cura di me. Melampo ha l’ambizione o la necessità più singolare: si dichiara glaciologo e vuole conquistare il Polo Nord. Ma – questo è il punto – anche Gaetano potrebbe avere i suoi problemi: è un omosessuale e non lo rende manifesto. Rispetto ai figli, lui non è il padre, non è un padre, è un super-padre destinato a cambiare d’abito a seconda delle circostanze. Al dire e non dire di tutta la commedia, al suo quasi risoluto lirismo brechtiano, si può muovere solo un’obiezione, di non circostanziare storicamente i fatti. Ma eccellente è la prova di colui che sa, il Gaetano di Perrotta e dei tre giovani attori presenti in scena: Dalila Cozzolino, Matteo Ippolito e Gigi Bignone. Tra i genitori riconosciamo Arturo Cirillo, il suo volto drammatico. Tra quelle da remoto ecco la voce indulgente e affettuosa di Saverio La Ruina, cugino di Gaetano.