Mario Perrotta

Controscena.net

Figli in transito fra social e affitti in nero CASTROVILLARI – «Uno sguardo sul presente, il mio presente, per indagare quanto profonda e duratura è la mutazione delle famiglie millennials e quanto di universale, eterno, resta ancora della famiglia in sé».Così Mario Perrotta, uno dei grandi specialisti del teatro di narrazione, definì nel 2018 la sua trilogia […]

Figli in transito fra social e affitti in nero

CASTROVILLARI – «Uno sguardo sul presente, il mio presente, per indagare quanto profonda e duratura è la mutazione delle famiglie millennials e quanto di universale, eterno, resta ancora della famiglia in sé».
Così Mario Perrotta, uno dei grandi specialisti del teatro di narrazione, definì nel 2018 la sua trilogia «In nome del padre, della madre, dei figli», il cui primo capitolo presentò nel Piccolo Teatro Studio Melato. Si trattava, in altri termini, d’indagare sulla famiglia considerandola, insieme, sul piano della quotidianità e su quello dell’archetipo. Ciò che fa anche il terzo capitolo della trilogia in questione, «Dei figli», presentato al Vittoria di Castrovillari nell’ambito della XXII edizione della rassegna «Primavera dei Teatri».
L’azione è ambientata in quella che Perrotta definisce «una casa che è limbo, che è purgatorio, per chiunque vi passi ad abitare». E aggiunge, a proposito, appunto, di chi vi passa ad abitare: «Sono vite in transito che sostano il tempo necessario, un giorno o anche una vita, pagano un affitto irrisorio e in nero e questo li lascia liberi di scegliere quanto stare, quando andare».
Le vite «in transito» sono, nella circostanza, quelle del cinquantatreenne Gaetano, il titolare dell’affitto, e dei sublocatari Melampo, Aurora e Ippolito. Gaetano conduce su un social la chat a pagamento «Il giorno che vuoi, all’ora che vuoi», rispondendo a personaggi tipo la masochista Sofferta Torino («Mi estirpi i denti? Mi strattoni le scapole? Mi grattugi la cornea col ruvido dei gomiti? Mi asporti le unghie?»…), mentre Melampo va raccogliendo fondi per varare l’evento Occupy Polo Nord, Aurora dice che fa l’avvocato battendosi in particolare per i diritti delle donne e Ippolito sta dietro da anni al progetto di girare un film.
Ma non siamo, come potrebbe a prima vista sembrare, di fronte a un padre e ai suoi tre figli. I genitori di Melampo e Ippolito (che si chiamano rispettivamente Amitaone e Idomenea e Teseo e Fedra) e la sorella di Aurora, Luna, compaiono soltanto su monitor che richiamano lo schermo dei cellulari. E a quei tre giovani Gaetano si riferisce chiamandoli «ricacciati da Dio», «disgraziati scomposti», «malebolge», «malvoluti dalla sorte» e «scancellati dalla storia».