Mario Perrotta

BASSA CONTINUA

BASSA CONTINUAToni sul Po

Progetto Ligabue - terzo movimento
21-24 maggio 2015

Tre percorsi nei luoghi di Antonio Ligabue
Quattro giorni di spettacolo per sei repliche
150 artisti di ogni forma d’arte
Un evento unico

 

 

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Bassa Continua – Toni sul Po  uno spettacolo in tre percorsi, dedicato al rapporto tra Antonio Ligabue e il territorio dove visse per 45 anni. I percorsi, collocati in paesaggi urbani e naturali differenti tra loro, proporranno tre approcci diversi per raccontare il rapporto tra il Toni e quella parte di Emilia che corre dall’ex manicomio di Reggio Emilia fino alle rive del Po.

Percorso fiume – Gualtieri
della solitudine e della libertà

Scivolare tra le pioppete della golena del Po addentrandosi, pian piano, nella vegetazione più fitta e selvaggia, seguendo un racconto composto da quattro stazioni e quattro intermezzi, per osservare da dentro quella scelta di profonda libertà e di solitudine che furono i trent’anni passati da Ligabue in un bosco. Gli animali dei suoi quadri e quelli nascosti nelle nostre anime prenderanno corpo e sudore dai danzatori, mentre, in un altro angolo della pioppeta, le tavole da ballo si scalderanno di tacchi e note di violini sotto gli occhi rapiti di Ligabue. Ma basterà un attimo, una melodia senza approdi sicuri, per ritrovarsi davanti alla solitudine fiera del Toni, sussurrata nel silenzio del bosco profondo e alla sua rassegnazione incantata di fronte al canto da sirena della Donna, quella assoluta e irraggiungibile.

 

Percorso città – Guastalla
degli uomini e dello scemo del paese

Ligabue sembrava non essere nato per un paesaggio urbano. E, infatti, lo seguiremo in questo suo incontro mancato con le linee e gli spazi del paese; attraverseremo i luoghi più affascinanti di Guastalla e Gualtieri, dove il Toni visse quei rari momenti da “cittadino”, senza riuscire mai a comprendere i suoni e le logiche di quei posti e della gente che li abitava. E allora teatro cantato e musiche a lui estranee punteggeranno i tempi della vicenda, dalle soglie del ventennio fascista fino agli anni del boom economico e del cinema. Il tutto come immersi in una bolla d’acqua che altera la vista e i suoni, acqua che divenne dramma con la piena del 1951: un boato e poi il fiume annullò ogni differenza tra gli uomini, tra paesaggi urbani e campagne, sommergendo sotto metri di acqua una parte della bassa reggiana.


Percorso manicomio – Reggio Emilia
della coscienza d’artista

Antonio Ligabue alla conquista di se stesso in una cella di manicomio. Nel padiglione Lombroso dell’ex manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia, tra macchine di contenzione e di cura dall’aspetto macabro, cercheremo del Toni e della sua lotta contro i fantasmi della mente. È in quegli anni di reclusione che il Toni può dedicarsi totalmente alla pittura e alla riflessione su se stesso, sul suo volto. Volto che comincia a imprimere su tela una, due, cento volte. Forte è il bisogno di fissare la propria immagine per non smarrirsi, non perdersi di vista, ma, ancora più deflagrante per Ligabue, è l’intuizione di se stesso in quanto artista. E per tale si propone al mondo, con tutte le sue brutture – ferite, gozzo, naso aquilino, orecchie larghe – come un grido continuo e violento: io sono così sono un artista e tu mi devi guardare!